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| fonte: www.punto-informatico.it |
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data: 16/07/2009 |
Facebook, sconfitta sul campo tedesco
Ispirarsi ad un sito non significa copiarlo. Il giudice di Colonia salva StudiVZ dalle accuse. Alternative a Facebook? Sì, grazie
Roma - Siamo solo al primo round, ma il social network più popolare al mondo è
stato costretto a provare il sapore della sconfitta. Facebook
ha perso, infatti, la sua causa legale contro StudiVZ, accusato di plagio di design e furto di proprietà
intellettuale. La corte di Colonia lo ha espresso a chiare lettere in un comunicato: "Sebbene esistano
evidenti similarità tra i due siti, il giudice non può stabilire l'esistenza di
un plagio di natura disonesta".
In altre parole, un cambiamento di
colore (dal famoso blu al rosso) e impostazioni di profilo simili non sono prove
sufficienti per condannare il social network tedesco. StudiVZ, come spiega la
corte, non ha rubato alcunché dato che i suoi utenti sono ben
consapevoli della differenza tra i due siti. E si tratta di non pochi
utenti: oltre 14 milioni suddivisi nelle tre principali ramificazioni del
presunto "clone" di Facebook.
A supportare la decisione del giudice
tedesco, alcune prove decisamente inconfutabili. StudiVZ è stato lanciato, con
base a Berlino, nel 2005, anno in cui il sito originario di Cambridge,
Massachusetts era diffuso soltanto in lingua inglese e popolare tra i soli
utenti del Nord America. Ben poco da guadagnare, quindi, dal furto di un'idea
che in Germania sarebbe arrivata solo nel marzo 2008, quando StudiVZ poteva già
contare su una solida base di 10 milioni di iscritti. Fatto che, ad esempio,
tenderebbe a scagionare Ehssan Dariani (fondatore insieme a Dennis Bemmann del
sito) che aveva precedentemente ammesso di essersi ispirato al social network in
blu.
Ispirarsi, tuttavia, non significa - almeno secondo Colonia - rubare il layout
e, addirittura, il codice sorgente come sostenuto dai legali di Facebook. Il
giudice ha puntualizzato che non ci sono sufficienti prove per
dimostrare il furto del codice, sottolineando inoltre che stralci del suo codice
sono ancora disponibili gratuitamente online.
Finisce così il primo round
di questa battaglia. Facebook avrà la possibilità di ricorrere in appello e, in
ogni caso, potrà contare su una seconda azione legale intentata presso un
tribunale della California.
Il regno dei profili è stato a sua volta
accusato di plagio: il fondatore Mark Zuckerberg avrebbe attinto troppo ad
un'idea nata tra i banchi della sua sua stessa università. Ma questa è un'altra storia.
Mauro
Vecchio
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